La Luce


La sua importanza in fotografia è tanto chiara quanto ovvia anche se spesso viene sottovalutata. Lo studio della luce è di fondamentale importanza per ottenere risultati creativi di notevole effetto. Comprendere l’importanza della luce è il primo passo per ottenere fotografie di qualità. Cerchiamo ora di comprendere alcuni concetti base relativi alla luce ed al suo utilizzo in fotografia.

COS’E’ LA LUCE?

La luce è una radiazione elettromagnetica emessa dai corpi luminosi e si propaga nello spazio ad una velocità di 300.000 Km/sec. Per la sua natura elettromagnetica (al pari delle onde radio), la luce è caratterizzata da una sua propria lunghezza d’onda. Ad ogni colore dello spettro luminoso corrisponde una ben precisa lunghezza d’onda. L’occhio umano percepisce tutte le lunghezze d’onda comprese tra i 400nm ed i 700nm ovvero tutte quelle radiazioni luminose che si estendono dal violetto al rosso. Scendendo sotto i 400nm si hanno le radiazioni ultraviolette, salendo sopra i 700nm si hanno le radiazioni infrarosse.

LA LUCE BIANCA

La luce bianca (normalmente si considera bianca la luce solare a mezzogiorno) è la risultante della composizione di tutte le frequenze che compongono lo spettro visibile in proporzione quasi uguale. Se una di queste componenti è presente in proporzione maggiore, la luce che ne deriverà sarà un luce colorata. Stesso concetto vale per gli oggetti che non emettono luce propria. Se un oggetto ci appare bianco, significa che è capace di riflettere tutte le lunghezze d’onda; al contrario, se ci appare nero significa che non è capace di riflettere nessuna delle varie lunghezze d’onda. Tra il bianco ed il nero (gli estremi), esistono migliaia di sfumature che nascono dal rapporto tra le lunghezze d’onda riflesse e quelle assorbite dal soggetto.

COMPORTAMENTO DELLA LUCE

I raggi luminosi emessi da una sorgente viaggiano in linea retta. Quando incontrano una qualsiasi sostanza questi possono essere trasmessi, assorbiti o riflessi. Le sostanze in grado di trasmettere la luce si dicono trasparenti. Le sostanze capaci di assorbire i raggi luminosi vengono chiamate opache. Infine, le sostanze capaci di riflettere i raggi luminosi vengono chiamate riflettenti. Tutti gli oggetti che non emettono luce propria sono visibili solamente in quanto riflettono in misura maggiore o minore la luce che ricevono da una sorgente luminosa (vedi sopra).

LUCE DIRETTA, LUCE RIFLESSA

Vediamo ora, in ambito fotografico, come è possibile illuminare un soggetto affinché questo possa essere visibile e, quindi, fotografato.

  • Luce diretta – Se puntiamo una sorgente luminosa direttamente contro il soggetto si dice che lo stesso è illuminato per luce diretta. E’ una condizione di illuminazione che, normalmente, si tende ad evitare. Il soggetto perde di tridimensionalità e la presenza di ombre nette e marcate sui soggetti di secondo piano crea un risultato estetico di dubbio interesse. Non solo, in queste condizioni la differenza di illuminazione tra soggetti disposti su vari piani è molto marcata.
  • Luce riflessa – Se puntiamo la sorgente luminosa contro un oggetto riflettente disposto in maniera tale che i raggi riflessi illuminino il soggetto da riprendere si dice che lo stesso è illuminato per luce riflessa. Rispetto alla precedente condizione di illuminazione, la luce riflessa garantisce ombre decisamente più morbide grazie alla maggiore diffusione dei raggi luminosi. Inoltre permette di illuminare in maniera più uniforme anche soggetti posti su piani differenti. A causa di fenomeni di assorbimento e dispersione luminosa che la riflessione comporta, la sorgente luminosa deve essere necessariamente di maggiore intensità rispetto alle condizioni di illuminazione in luce diretta.

TEMPERATURA COLORE

Temperatura colore è un termine usato in illuminotecnica per quantificare la tonalità della luce.
Il termine deriva dal fatto che lo spettro luminoso emesso da un corpo nero presenta un picco di emissione determinato esclusivamente dalla sua temperatura. Una sorgente reale differisce da un corpo nero ideale ma l’analogia rimane valida ovvero si può affermare che esiste una dipendenza diretta tra lo spettro emesso (colore) e la temperatura della sorgente emittente.
Una temperatura bassa (sempre però nell’incandescenza, intorno ai 2000 K) corrisponde ad un colore giallo-arancio. Scendendo si passa al rosso ed all’infrarosso, non più visibile. Salendo di temperatura la luce si fa dapprima più bianca, quindi azzurra, violetta ed ultravioletta. Quando comunemente si dice che una luce è calda, in realtà questa corrisponde ad una temperatura di colore bassa, viceversa un temperatura maggiore produce una luce definita comunemente fredda. Una superficie riscaldata all’incandescenza emette prevalentemente nella gamma della luce visibile, ma la lunghezza d’onda del picco di emissione varia al variare della temperatura. Nelle normali lampade ad incandescenza, ad esempio, la lunghezza d’onda è spostata verso valori maggiori, e la luce prodotta presenta una componente gialla. Nelle lampade alogene si riesce ad aumentare la temperatura del filamento ottenendo quindi una luce più bianca. In fotografia è indispensabile conoscere la temperatura colore della sorgente luminosa utilizzata poiché da essa dipende la resa cromatica dell’immagine finale.

IL BILANCIAMENTO DEL BIANCO

Per quanto detto sopra, a seconda delle condizioni di luce in cui ci troviamo ad operare, dovremmo obbligatoriamente correggere qualcosa nella nostra fotocamera affinché la resa cromatica dell’immagine finale sia il più possibile fedele alla realtà ripresa. A seconda che si utilizzi una moderna fotocamera digitale o una più datata fotocamera analogica, le modalità di correzione cromatica dell’immagine risultano differenti. Vediamo in dettaglio come operare in entrambi i casi.

FOTOCAMERA DIGITALE

Tutte le moderne fotocamere digitali dispongono di una particolare funzione chiamata “bilanciamento del bianco” o, in inglese, “white balance”. La funzione white balance permette appunto di correggere la temperatura colore di riferimento affinché tutti i colori vengano restituiti nella maniera più corretta possibile. Per fare questo dobbiamo impostare la corretta temperatura del bianco per la particolare scena che andremo a riprendere. A seconda della fotocamera utilizzata sarà possibile introdurre una precisa temperatura in gradi Kelvin oppure scegliere la temperatura basandosi sulle condizioni di ripresa preimpostate dal fabbricante. Normalmente i settaggi preimpostati sono:

  • AWB – Auto White Balance; la fotocamera calcola il migliore punto di bianco possibile ad ogni scatto. E’ l’opzione più utilizzata ma non sempre fornisce i migliori risultati, soprattutto in presenza di più fonti luminose differenti.
  • DAYLIGHT – Luce diurna; la fotocamera imposta la temperatura colore attorno ai 5500 Kelvin, ovvero la temperatura colore della luce solare nelle ore centrali della giornata. All’alba ed al tramonto la temperatura colore diminuisce scaldando i toni della nostra immagine (il cielo risulta “ROSSO”).
  • INCANDESCENT – Luce incandescente; la fotocamera imposta la temperatura colore attorno ai 2500 – 3000 Kelvin ovvero la temperatura colore delle normali lampadine domestiche ad incandescenza.
  • FLUORESCENT – Luce fluorescente; la fotocamera imposta la temperatura colore attorno agli 4500 Kelvin, ovvero la temperatura colore delle luci al NEON.
  • CLOUDY – Nuvoloso; durante la giornata la temperatura colore della luce diurna non è sempre costante. Oltre a delle sensibili variazioni in presenza di alba e tramonto, anche in presenza di nuvole è possibile avere una variazione della temperatura colore.
  • SPEEDLIGHT – Luce flash; la temperatura colore viene impostata attorno ai 5500 Kelvin poiché il lampo elettronico prodotto da un flash possiede la stessa temperatura colore del sole di mezzogiorno.
  • CUSTOM – Personalizzata; la temperatura colore viene calcolata dal fotografo puntando la fotocamera contro un qualsiasi oggetto bianco presente nella scena. E’ la taratura più precisa ottenibile poiché tiene conto della luce che, al momento dello scatto, illumina il soggetto principale.

L’utilizzo di una fotocamera digitale semplifica molto le operazioni di ripresa poiché permette una versatilità molto ampia. Possiamo infatti variare a nostro piacimento la temperatura colore di ogni singola immagine semplicemente modificando dei parametri. Questo permette non solo di ottenere sempre la massima fedeltà cromatica possibile ma permette anche una notevole espressione creativa qualora si voglia giocare con la temperatura colore per ottenere effetti particolari. Utilizzando una fotocamera analogica le cose si complicano notevolmente poiché la modifica della temperatura colore non è così immediata come nel mondo digitale.

FOTOCAMERA ANALOGICA

Le pellicole a colori infatti registrano le tonalità cromatiche in modo differente a seconda del colore della luce con cui vengono impressionate. Esistono quindi pellicole tarate per luce diurna, detta anche Luce Naturale (5500°K) e pellicole tarate per Luce Artificiale (3400°K o 3200°K). Viene immediato pensare che l’utilizzo di entrambe le pellicole con sorgenti luminose con temperatura di colore differente da quella di taratura fornirà risultati cromatici inaspettati, introducendo dominanti tanto più intense quanto più la temperatura di colore della sorgente è differente da quella per cui la pellicola è calibrata. Questo non significa però che non sia possibile utilizzare una pellicola per LN o per LA con sorgenti differenti da quella di taratura. Bisogna però ricordare che ogni volta si manifesti una sensibile differenza tra la temperatura di colore della sorgente e la temperatura di colore di taratura della pellicola, la dominante che potrebbe insorgere va corretta con filtri di conversione o filtri di correzione.
I FILTRI DI CONVERSIONE consentono di utilizzare pellicole per LN con sorgente luminosa al tungsteno oppure pellicole per LA con illuminazione a luce diurna. Nel primo caso si usa un filtro 80A con sorgente a 3200°K o un filtro 80B con sorgente a 3400°K (serie di filtri azzurri). Nel secondo caso si usa un filtro 85A o un filtro 85B (serie di filtri arancio – ambra).
I FILTRI DI CORREZIONE si utilizzano invece quando la differenza tra la temperatura di colore della sorgente e quella per cui la pellicola è tarata è relativamente modesta. Una completa serie di filtri di correzione è disponibile in commercio. Il valore di correzione di ogni singolo filtro è solitamente espresso in MIRED (Micro Reciprocal Degrees – Microgradi reciproci).

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  • Commenti (1)
  1. Buon articolo torno a leggerti cortesemente

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